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venerdì 24 luglio 2009

DIARIO dagli States - 23 Luglio 2009


Oggi siamo andati all’Ospedale Militare di Pensacola, nel reparto di pediatria, per un controllo al piccolo Antonio, che, per chi no lo sapesse, fa di cognome “Sicignano” ed è il figlio del mio secondogenito Giuseppe. Quest’ultimo - e dico ciò sapendo di risolvere un mistero per molti - è il motivo e l’unica ragione per cui siamo venuti negli USA. Egli è un pilota dell’Aeronautica Militare Italiana e vive a Pensacola da un anno e dovrà rimanerci per un altro anno, per terminare uno speciale corso di addestramento, per conto dello Stato Italiano, su particolari aerei molto potenti. La visita all’Ospedale del piccolo Antonio non è nulla di preoccupante, ma solo una di quelle che ricadono nella semplice routine.
L’ospedale e’costituito da un grosso edificio rettangolare di colore bianco. Vi sono diversi padiglioni affiancati all’edificio principale: pediatria, accettazione, farmacia ecc. L’esterno e’ composto da un immenso prato verde ben curato e da un grande parcheggio. Non manca, come al solito, una maestosa bandiera degli Stati Uniti. Per arrivare alla sezione pediatria si deve percorrere un lungo corridoio, fiancheggiato da numerose e bellissime piante racchiuse da una specie di “serra” in vetro parallela a chi cammina. Alla reception vi sono due addetti, con il compito di indirizzare i pazienti ai vari dottori e/o ai vari reparti. In una sala con pavimentazione in moquettes e arricchita da tanti giochi per l’infanzia, si aspetta il proprio turno. Anche se, qui negli States, il termine “aspettare” è un abuso lessicale di quello che accade dalle nostre parti. Qui negli Usa non capita quasi mai che qualcuno debba attendere per oltre cinque minuti per fare qualcosa. Gli americani su questo sono categorici. Il tempo perso qui è tempo sprecato e – si sa- agli americani non piace sprecare niente e, soprattutto con riferimento al tempo, tutto va fatto in fretta e subito.
Ed infatti, nemmeno il tempo di sederci e scattare qualche fotografia che subito veniamo chiamati. Ci fanno accomodare in una stanzetta, dove tutto sembra ricordare le ambientazioni dei cartoon della Walt Disney. Vi sono mobiletti con ruote, disegni alle pareti, e, finanche, l’abbigliamento delle infermieri e’ in sintonia con lo stile cartoon. In questa cameretta, l’infermiere effettua una serie di accertamenti sul bambino, in via preliminare rispetto alla visita che terrà poi il dottore specializzato. Misura la pressione, la febbre, l’altezza, il peso e registra il tutto su una scheda. Dopo questi accertamenti preliminari, si passa in un’altra stanzetta, sempre arredata in stile cartoon, dove arriva il pediatra per la visita. Nel caso in cui, poi, dopo la visita pediatrica dovesse occorrere qualche medicinale - mi è stato spiegato - si passa in uno reparto dove vi e’ la farmacia, a cui via web il pediatria comunica quali sono i medicinali che devono essere consegnati al paziente, senza bisogno di alcuna ricetta o altro. Per il piccolo Antonio, invece, niente medicine, sta bene e cresce abbondantemente in maniera regolare.
Tempo medio impiegato per la visita (registrazione, accertamenti, visita e consegna medicinali compresi): 30 minuti. E proprio questo tempo così risicato, in cui il piccolo Antonio in una sola volta, per un semplice controllo di routine, ha subito più visite e controlli di quanti ne abbiamo mai subiti i miei figli, nei vari bilanci di salute che si fanno dalle nostre parti, mi ha fatto pensare al reparto di pediatria dell’ospedale di Castellammare. Rischiando di sfiorare l’ovvio è subito opportuno dire, in questa sede, che già varcando la prima porta di ingresso dell’Ospedale Militare di Pensacola, ho subito avvertito in maniera netta le differenze tra l’organizzazione sanitaria americana e quella che purtroppo si vive nel napoletano. E vi posso assicurare che, su tale argomento, nonostante gli sforzi di alcuni bravissimi medici italiani, gli americani ci battono 10 a zero.
Ricordo, infatti, che prima delle ultime elezioni provinciali, mi fu segnalato lo stato di abbandono in cui versava il reparto di pediatria dell’ospedale di Castellammare di Stabia. Pavimentazione rotta, soffitti cadenti, armadietti rotti ecc. Ma, la cosa che più mi toccò fu lo stato di frustrazione che vivevano i medici del reparto, che non solo erano costretti a lavorare in un ambiente lavorativo scadente, ma dovevano anche combattere con l’utenza, che giustamente si sentiva non tutelata dalla vista di un habitat, la cui precarietà emergeva ictu oculi. Pertanto, per evitare che la battaglia dei medici possa essere strumentalizzata dalle vicende della campagna elettorale, decidemmo di rinviare il nostro intervento a dopo le elezioni. Di recente, poi, se ricordo bene, ho letto che il reparto sarebbe stato rimodernato o spostato. Comunque, appena torno, tra le cose che dovrò fare immediatamente c’è la visita al reparto di Pedriatia dell’Ospedale di Castellammare.
Una precisazione, e’ vero che qui’ occorre avere la polizza assicurativa, che costa circa 2000 dollari all’anno. Ma e’ pur vero, che le medicine che vengono acquistate sono rimborsate per il 50% e tutto il sistema sanitario funziona realmente alla perfezione, o quasi. Come pure non e’ vero che chi non ha una assicurazione non viene curato. Per le fasce più deboli, ovvero per quelli che non possiedono nulla e nemmeno un lavoro, in Florida gli viene comunque garantita una specie di social card (molto più consistente di quella istituita di recente da noi) e l’assistenza sanitaria completa. Ovviamente, però, anche qui hanno tante cose da migliorare, ma permettetemelo e dico ciò con profondo dolore, dopo le vicende dell’ambulanza rianimativa di Castellammare, che rimane ferma in alcune ora per la mancanza di un autista (pensionatosi al 1 gennaio 2009), credo che su questi argomenti noi siamo gli ultimi a poter parlare.
Antonio Sicignano – from Pensacola (Florida)










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