In America l’ultima domenica di maggio coincide con la celebrazione del "Memorial day", ovvero la giornata commemorativa dei caduti di tutte le guerre e dei veterani militari. Una ricorrenza che, in origine, era dedicata solo ai militari deceduti nelle varie guerre, ma che poi, con il tempo, è stata estesa a tutti i defunti, con visite dei cittadini ai cimiteri. Facendo della stessa celebrazione un qualcosa di simile al nostro 1 novembre. Ovviamente, per arrivare al nostro 1 novembre, con tutti i pregi ed i difetti del caso, tra contrabbando di fiori e suppellettili vari, c’è ne vuole ancora molto. In realtà, quello che più ti stupisce guardando un cimitero americano, in particolare uno dei tanti di Pensacola, è la sua semplicità. Proprio oggi ho notato un piccolo cimitero, che non ho potuto di non fotografare, in prossimità di un parco residenziale, a poche decine di metri da una scuola elementare.
Il cimitero e’ recintato da una rete in ferro alta appena un metro. L’ingresso e’ formato da un cancello sempre in ferro ed alto, anch’esso, un metro. Non vi e’ nessun lucchetto e chiunque può entrare e, anche di notte, non ci sono limitazioni agli orari di apertura. Al centro dell’area cimiteriale, grande quasi come un campo di calcio, c’è’ una maestosa quercia, con una chioma che copra gran parte delle lapidi. Le tombe sono semplici, non ornate in maniera particolare, ma tutto e’ spartano e semplice. Come pure non ci sono le fotografie dei defunti impresse sulle lapide. I fiori sono in gran parte di plastica. Su alcune lapidi si notano le bandierine degli Stati Uniti. Forse, è proprio questa semplicità della struttura (senza fotografie dei defunti e senza frasi strazianti sulle tombe), che fa apparire agli americani i cimiteri come un bene anche da sfruttare commercialmente, ma, ATTENZIONE, non a danno dei parenti dei defunti come accade da noi.
In America c’è una nuova formula e tendenza, che serve a fare clienti e portare soldi agli scarni bilanci delle società cimiteriali, che, oltre a vendere pezzetti di terreno nelle vicinanze di salme "illustri", come fa il Père Lachaise, organizzano celebrazioni, parate, visite guidate, ecc. Ad esempio, il Laurel Hill Cemetery di Philadelphia, vantando la presenza di 6 vittime del Titanic, ogni anno, in Aprile, celebra il "Titanic day", con una visita alle tombe, slideshow con cronistoria del Titanic e pranzo. Stessa cosa al Woodland cemetery di Dayton a New York che però è anche un orto botanico ed un luogo di interesse zoologico. Il Green Wood di Brooklyn, invece, promuove la conservazione degli uccelli presenti e qui è possibile far piantare un albero a piacere in memoria di un caro o di una persona a scelta.
Oppure il cimitero Oak-Wood di Toy a New York risalente al 1848 che si vanta di avere la tomba dello zio Sam e con il programma "adotta un pezzo-di-terreno" lascia a gruppi o famiglie di prendersi cura di zone del cimitero per almeno tre volte all'anno. Ritornando al piccolo cimitero di Pensacola, che non e’ l’unico in tutta la city, non posso non ricordare le dure battaglie che, da consigliere comunale, ho intrapreso per il cimitero di Castellamamare. Addirittura mi fu segnalato che ignoti entravano all’interno del cimitero con motorini. Mi inviarono le foto ed effettivamente notai che vi era l’usanza di alcuni di recarsi fin sotto la tomba del proprio caro a bordo del proprio ciclomotore. Per non parlare, poi, del degrado dei servizi igienici, del verde non curato, e di alcune tombe che crollavano addosso ai passanti.
Tutto all’insegna dell’incuria e del degrado. Eppure intorno ad un cimitero, dalle nostre parti, vi è un giro di affari che coinvolge molti milioni di euro. Iniziando dal trasporto delle salme, alla inumazione, ai fiori ecc.ecc. Da citare pure il costo che subisce la pubblica amministrazione per il personale presente nel cimitero. Chiunque è mai stato nel cimitero di Castellammare, ma anche in quello di qualunque altra città della provincia di Napoli, sa di cosa sto parlando. Ebbene, non so se Napoleone, quando decise di vietare in tutto l’impero, in nome di una raggiunta civilità, il seppellimento dei morti negli spazi urbani, aveva in mente questo modello di cimitero. Certo, posso dire che, probabilmente, se avesse potuto vedere come sarebbe divenuto dopo 200 anni il cimitero stabiese, almeno non avrebbe parlato, nel suo editto, di progresso della civiltà. Di civiltà, con riferimento alle vicende connesse al cimitero stabiese non c’è quasi niente.
Da ciò bisogna trarre alcune considerazioni, ma soprattutto bisognerebbe agire per porre rimedio alla situazione. A cominciare dal ridurre drasticamente il costo del trasporto delle salme, passando per una limitazione alla costruzione delle faraoniche tombe, per finire con interventi anche sull’orario di apertura e chiusura, su cui bisognerebbe coinvolgere la cittadinanza mediante un sondaggio circa gli orari che più ritiene utile. Gli americani, per far quadrare i conti, non spremono i parenti dei defunti, ma, grazie alla loro invettiva, organizzano nei cimiteri visite guidate, in nome della cultura e della loro storia. Chissà se, pure in piccole proporzioni, una tale esperienza non possa essere ripetuta anche in Italia, in alcuni cimiteri, più dotati da un punto di vista culturale, con riferimento a monumenti e scomparsi illustri.
Antonio Sicignano - from Pensacola (Florida)


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